Il mondo dell’hospitality ha guardato nell’ultimo biennio con grande preoccupazione alla crescita del più famoso portale di home sharing Airbnb. La proposta di questo nuovo attore di fare un’esperienza di viaggio completa e pervasiva “proprio come su tu fossi un abitante del luogo” ha, infatti, rivoluzionato completamente il settore travel e convinto milioni di viaggiatori che hanno scelto questo canale per prenotare la loro sistemazione durante week end o soggiorni più lunghi. Se volete approfondire l’argomento, leggete il nostro articolo “Perché gli hotel hanno paura di Airbnb?”.

Tuttavia, una ricerca condotta in questi mesi dalla società americana Resonance ha messo in evidenza una vera e propria inversione di tendenza: la categoria dei Millennials, che nel 2018 si prevede spenderà oltre 200 miliardi di dollari per viaggi e vacanze solo negli Stati Uniti, afferma di preferire in modo schiacciante il soggiorno in  hotel, rispetto alle offerte di alloggio proposte da Airbnb.

Avete capito bene: i viaggiatori statunitensi di età compresa tra i 20 ed i 36 anni, che rappresentano fra l’altro il segmento di target principale di questo sito, quest’anno preferiranno di gran lunga spendere i loro soldi per soggiornare in hotel tradizionali piuttosto che affittare un appartamento su Airbnb.

Questo dato sembra essere in controtendenza rispetto alla convinzione prevalente che gli hotel siano la seconda scelta rispetto ad Airbnb, soprattutto fra i viaggiatori più giovani. Ciò non toglie che l’app di home sharing più nota al mondo sia oggi presente più o meno su tutti i telefoni dei Millennials statunitensi, a conferma di come bene o male il messaggio della società di Brian Chesky sia riuscito in poco tempo ad essere convincente e pervasivo.

Perché i Millennials preferiscono l’offerta di soggiorno degli hotel a quella di Airbnb?

Perché i Millennials americani hanno fatto dietrofront, tornando a preferire gli hotel dopo un periodo di innamoramento nei confronti di Airbnb? Chi ha condotto l’indagine non poteva non domandarselo. E la risposta che viene fornita è ciò che dovrebbe far maggiormente riflettere coloro che lavorano in questo settore.

Il rapporto mostra, infatti, come gli hotel americani tradizionali si siano evoluti per stare al passo con la nuova offerta di soggiorno proposta dal competitor Airbnb; in un capitolo della ricerca intitolato “The Millennial Hotel” si parla proprio delle innovazioni introdotte da alberghi indipendenti e catene per attirare i giovani nelle loro strutture. Queste vanno dai programmi fedeltà molto più generosi, all’impegno maggiore sui social media, all’uso sempre più massiccio della tecnologia in hotel.

Un altro aspetto sottolineato dalla relazione riguarda, la grande attenzione riservata dai viaggiatori millenari alla salute e al fitness: oltre il 71% degli intervistati mette, infatti, al primo posto, fra le attività che maggiormente desidera fare in vacanza, quelle legate allo sport e il benessere. Scavando a fondo emerge  però che gli esponenti della generazione Y associano sempre di più la salute in senso fisico ad un nuovo benessere di tipo mentale, che viene strettamente associato al concetto di “felicità”. Riuscire a soddisfare questo nuovo bisogno è una delle sfide che gli hotel che vogliono attirare Millennials devono affrontare.

Indubbiamente, questi sono dati su cui riflettere e che dovrebbero indurre anche gli hotel nostrani a comprendere come molto spesso per affrontare rivoluzioni del mercato come quella apportata dalla comparsa di Airbnb, quello che occorre prima di tutto è un nuovo approccio nel rapporto coi clienti, nell’elaborazione della propria offerta e nelle strategie di comunicazione del proprio brand.

Se volete ulteriori consigli su come attirare i Millennials nel vostro hotel cliccate qua.