Un veloce scambio di email per capirci qualcosa e poi l’annuncio ufficiale: Booking.com mette fine alla parity rate in Francia, Svezia ed Italia in accordo con l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato in Italia (e con le autorità equivalenti negli altri paesi). Era già diverso tempo che la notizia circolava in rete senza un’effettiva conferma da parte del colosso delle prenotazioni online. Ora ne siamo sicuri, la (simulata) fine che obbligava le strutture alberghiere a vendere allo stesso prezzo su tutte le OTA e sul proprio sito è arrivata. Con un ma grande quanto un cinque stelle.

La fine della parity rate?

Gli albergatori sono liberi di utilizzare prezzi differenti sulle varie OLTA ma devono garantire equivalenza di prezzo tra Booking.com e il proprio sito. Fondamentalmente, quindi, non cambia quasi nulla per il mercato. Dal 1° luglio 2015 la parità tariffaria andrà (falsamente) a farsi un giro in soffitta:

– Booking.com si impegna a concedere ai partner di offrire differenti prezzi, disponibilità e condizioni di prenotazione alle OLTA competitor

– di fatto, costringe gli albergatori a mantenere la parity rate solo tra le tariffe su booking.com ed il sito web della struttura

– il requisito della parità non coinvolge le offerte relative ai canali di vendita offline (se queste non sono state pubblicizzate online, ovviamente)

L’unica concessione che sembra avere un qualche possibile (ma sempre minimo) impatto sul mercato è l‘annullamento della restrizione che impediva alle strutture di contattare privatamente un cliente che aveva precedentemente prenotato con l’OLTA.

Arriva la vera disintermediazione?

Allo stato attuale dei fatti, l’annunciata fine della parity rates da parte dell’oligarchia di Booking.com inciderà in maniera minima sul settore turistico alberghiero. Ai fini della libertà di mercato sono cambiamenti davvero impercettibili: è una finta quella che viene concessa agli albergatori. La liberalizzazione delle tariffe sulle altre OLTA va solo ad appannaggio delle altre OTA? Forse. Booking.com, infatti, possiede all’attivo strumenti di marketing ed una potenza di fuoco che ad altri player del settore decisamente manca. Una partita persa in partenza, a conti fatti.

Disintermediare costa: ogni struttura dovrebbe mettere in atto (con un adeguato investimento di tempo e di risorse) una serie di strategie di marketing, pricing e plus per riuscire a rosicchiare qualche cliente direttamente. Il gioco varrebbe davvero la candela? Chi può avere una chance in questa guerra sono (forse) quei gruppi di albergatori che, associati, riescono ad avere un investimento in termini di visibilità tale da riuscire a trarre un vantaggio economico dall’unione delle forze. Non è però una certezza, ovviamente. Allora un albergatore cosa dovrebbe fare? Al solito, la visione di insieme può tutto ed  è la chiave del successo di ogni strategia che funzioni davvero nel tempo e nel rendimento. Il vantaggio dovrebbe essere, quindi, non tanto la commissione che si risparmia (che ha senso solo su grandi volumi) ma l‘autonomia commerciale, il vendersi da soli per non rischiare la cancellazione del proprio business se una delle OLTA decide di non dare più visibilità ad una località. Insomma, bisogna evitare il tour operator disaster atto II.

Per Hotelbrand significa?

Per Hotelbrand significa un impegno nei confronti dell’albergatore ancora maggiore: la visione di insieme che la piattaforma riesce ad offrire alla struttura va proprio incontro alle specifiche esigenze del mercato turistico. Il monitoraggio che il sistema garantisce su tutte le differenti OLTA, sulle strutture ricettive e la conseguente acquisizione di dati globali sulle località sono lo strumento che riuscirà a dare agli albergatori la chiave di lettura giusta di cui hanno bisogno.